Siria una volta – L’Harem europeo

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SIRIA UNA VOLTA

L’Harem Europeo

Di Lubna Sareji

Il “posto” della donna nella società mussulmana come è percepito in Occidente ha radici molto antiche, a partire dal Mito dell’Harem nella società Europea del Settecento. Ma questo mito si fonda su incomprensioni culturali.

Siamo ciò che non è l’altro: la nostra identità si crea nel confronto con l’esterno, immaginiamo noi stessi nel momento in cui creiamo l’immagine degli altri. Lo straniero, per l’europeo, è da sempre, soprattutto, il mussulmano. Per questo, da un punto di vista dell’auto-definizione culturale, la storia d’Europa si identifica nel dialogo/scontro con l’Islam. Oggi, uno dei dibattiti più caldi tra le due civiltà è quello sul ruolo della donna nella società. Ma buona parte della percezione degli occidentali sulla donna nelle società mussulmane si fonda su dei malintesi di lunga data, dovuti soprattutto a letture fantastiche dell’Oriente, visto a partire dagli schemi culturali occidentali. Il mito dell’Harem, che attraversa l’Europa dal Settecento a oggi, è forse l’origine di tutto.

La parola Harem, come si è inserita nell’immaginario collettivo occidentale significa: «spazio che rinchiude diverse donne destinate ai piaceri di un solo uomo». Questo senso è quello veicolato in Europa già dai primi racconti di viaggio del XVI secolo, per poi cristallizzarsi definitivamente con la traduzione di Galland delle Mille e una notte nel XVIII secolo.

Il libro delle mille e una notte ha in realtà un significato politico: Harun El Rashid raccolse i racconti e le fiabe tradizionali dei diversi popoli mussulmani (Turchi, Persiani, Indiani, Arabi e anche Arabi pagani), per divertire il popolo e creare una sorta di racconto comune capace di unificare le diverse civiltà su cui regnava. Inoltre questi racconti servivano a elogiarlo come re e avvicinare la sua figura all’immaginario del popolo.

Il posto della donna è centrale nelle Mille e una notte, a cominciare da Sharazad, una delle donne dell’Harem del re Shahryar, che racconta tutte le fiabe, in cui si va dalle stanze femminili più intime nel racconto « le donne di Bagdad », fino alla storia di re Omar El Neman, che malgrado le sue 360 concubine sente di non aver abbastanza donne.

Nel XVIII secolo, dopo la traduzione delle Mille e una Notte, scoppia la moda dei racconti di viaggio, comincia allora il fascino degli europei per l’Oriente e nasce il mito dell’Haremnell’immaginario occidentale. Chiunque scrive sull’argomento : Montesquieu nelle sue Lettere Persiane, i pittori, come Boucher et Ingres, dipingono odalische, Victor Hugo pubblica Le Orientali… Fino alla contemporaneità: tra romanzi, dipinti e cinema, lo spazio architetturale dell’Harem si trasforma fino a diventare un Mito che nutre le fantasie degli uomini occidentali. Dalle Mille e Una Notte di Pasolini all’Harem onirico di Fellini in Amarcord e in 8½.

Articolo intero su L’Opinabile, n. 2, Febbraio 2017

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