La nuova politica UE sulla migrazione: finanziamo la Libia per bloccare i flussi illegali, creiamo corridoi legali

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Il 26 gennaio 2017, a Malta, in occasione del vertice dei ministri dell’interno dell’Unione europea a tema immigrazione, il presidente della Commissione europea, insieme al commissario all’interno e all’immigrazione Dimitri Avramopoulos e alla rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Federica Mogherini hanno proposto il piano che sarà presentato ai capi di Stato e di governo la prossima settimana dalla Commissione europea.

Si tratta di un incontro di preparazione del summit, sempre sull’immigrazione, che si svolgerà il 3 febbraio. L’obiettivo del nuovo piano è l’interruzione del flusso dei migranti dalla Libia all’Europa. In particolare, si propone di finanziare la guardia costiera libica, addestrata durante l’operazione Sophia, al fine di creare una “linea di protezione” per impedire alle imbarcazioni dirette in Europa di partire dalle coste libiche.

Abbiamo letto il documento, disponibile in inglese e in formato pdf qui e traduciamo alcuni passaggi:

Gli obiettivi a breve termine sono:

  • Salvare vite umane nel Mediterraneo;
  • Aumentare il tasso di rendimento verso i paesi d’origine e di transito;
  • Consentire ai migranti e rifugiati di rimanere vicino a casa e di evitare di prendere viaggi pericolosi.

Le azioni immediate dovrebbero essere intraprese con i partner chiave nelle seguenti aree, e bisognerebbe definire obiettivi specifici

  • Lavorare con partner chiave per migliorare il quadro legislativo e istituzionale per la migrazione;
  • Assistenza concreta per la costruzione di capacità sul confine e gestione della migrazione, incluso fornire protezione a i rifugiati;
  • L’aumento dei tassi di rendimento e di riammissione con una preferenza per il ritorno volontario e un focus sul reinserimento;
  • Arginare i flussi irregolari, offrendo canali di migrazione legale, compresi maggiori sforzi di rinsediamento.

Poco più avanti si possono leggere le “Azioni chiave per la realizzazione del piano: un nuovo partenariato globale con i paesi terzi maggiormente interessati

Azioni operative immediate e di breve termine:

  • Approvare il quadro di partenariato – un nuovo partenariato globale orientato ai risultati per mobilitare e concentrare l’azione e le risorse dell’UE nel gestire meglio la migrazione con paesi terzi.
  • Sulla base dei 16 pacchetti di campagna esistenti, elaborare un accordo su un numero limitato di paesi terzi di origine e di transito.
  • Sulla base dell’esperienza High Level Dialogues, istituire un meccanismo di coordinamento tra il livello UE e gli Stati membri a fornire i patti, se necessario costruire le relazioni speciali che gli Stati membri possono avere con i paesi terzi. L’individuazione di incentivi positivi e negativi dovrebbe essere una parte fondamentale di questo processo.
  • Gli Stati membri dovrebbero nominare funzionari europea sulle migrazioni di collegamento al fine di completare la rete entro l’autunno 2016.
  • Integrare gli obiettivi del quadro di partenariato in tutte le politiche comunitarie, gli strumenti e budget la programmazione in modo innovativo, mirato e coordinato per garantire la necessaria sinergia.
  • Garantire che qualsiasi lungo termine della politica estera dell’UE o azioni a breve termine per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e trasferimenti forzati saranno supportati anche il quadro di partenariato.
  • Tutti gli strumenti e le risorse disponibili all’UE e agli Stati membri saranno impiegati in modo più mirato e coordinato, flessibile e rapido.
  • Distribuire circa 8 miliardi di euro tra il 2016-2020 per realizzare gli accordi
  • Presentare una proposta di un Fondo di Investimento estero per mobilitare fino a 62 miliardi di euro
  • Investire nell’obiettivo a lungo termine di affrontare le cause all’origine della migrazione.

Il programma, più chiaramente, è sintetizzato nei seguenti punti da Internazionale:

  • Il programma prevede lo stanziamento di 200 milioni di euro per bloccare l’arrivo di migranti dalla Libia e dal Nordafrica verso l’Italia e aumentare la sorveglianza delle frontiere. Questi fondi saranno presi dal fondo europeo per l’Africa.
  • In particolare sarà finanziato l’addestramento della guardia costiera libica, già avviato nel 2016 con l’operazione Sophia, che avrà il compito di pattugliare le coste e fermare la partenza delle imbarcazioni dalla Libia. Alla guardia costiera libica saranno forniti anche i mezzi per pattugliare le coste e i fondi per la manutenzione di questi mezzi.
  • L’obiettivo è quello di affidare alla guardia costiera libica le operazioni nelle acque libiche nelle quali i mezzi navali europei non hanno il permesso di entrare.
  • Entro la primavera del 2017 sarà lanciato il Seahorse Mediterranean network, un centro di coordinamento per il controllo delle frontiere a cui parteciperanno Cipro, Francia, Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. Algeria, Egitto e Tunisia potrebbero dare il loro sostegno. L’Europol, l’Interpol, Eunavformed e Frontex avranno un ruolo centrale in questo coordinamento.
  • Il piano prevede di sostenere l’ingresso in Libia – e in particolare nei centri di detenzione dei migranti – di organizzazioni umanitarie come l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim).
  • Inoltre si punta a sostenere i programmi di rimpatrio volontario nei paesi di origine gestiti dall’Oim e di sostenere questi programmi di rimpatrio volontario anche dalla Libia con dei finanziamenti per i migranti che decidono di tornare indietro.
  • Sarà finanziato il pattugliamento delle frontiere meridionali delle Libia da parte delle autorità libiche.
  • Saranno promossi accordi con i paesi confinanti con la Libia, in particolare il Niger, per controllare le frontiere.

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