La tragedia dell’hotel Rigopiano e le offese a Charlie Hebdo e Claudia Galassi

Condividici

Chiudete l’internet.

Era un simpatico (?) modo di dire in voga qualche tempo fa, volto ad enfatizzare l’epicità (giusto per usare un altro simpatico termine in voga tra quelli che bazzicano l’internet) di un qualche commento o contenuto.

A giudicare dalle scelte dei colleghi di Linkiesta (sempre sul pezzo, nemmeno fossero Lapo), il termine andava in voga alla fine del 2015.

Poco importa se è passato più di un anno.

Voglio riportare in auge l’idea di chiudere l’internet, ma sul serio. E farlo ora, per consentire a tutti (me compreso) di recuperare uno spazio per dedicarci a riflettere sulle cose prima di esprimerci. E non di esprimerci prima riflettere.

Perché sembrano rappresentare moti dell’animo scorporati da una qualsivoglia riflessione, i commenti dei più legati alla mediatizzatissima tragedia dell’hotel Rigopiano e a tutto ciò che ad essa è correlato.

Sembrano prive di riflessione le copiose offese a Charlie Hebdo in seguito alla vignetta dedicata alla tragedia (io stesso, in prima battuta, non ho letto buon gusto).

Dopo la pubblicazione della vignetta da parte del giornale satirico francese, sono arrivati gli status indiniati su Facebook, i commenti degli YouTuberz (manca il commento gentista der Faina, se non erro, che però s’era scagliato a suo tempo contro Charlie Hebdo, dopo una vignetta sui terremotati) e i commenti delle celebrities, tipo Fiorello (la cui svolta reazionaria m’era ignota):

I più sono d’accordo nel non essere più Charlie Hebdo, dopo esserlo stati durante la stucchevole campagna seguente gli attentati del gennaio 2015.

Sembra quasi che Charlie Hebdo (la redazione di) abbia meritato quegli attentati, adesso che viene a tangerci in prima persona (la satira è bella quando tocca gli altri).

Ma le offese non hanno colpito solo Charlie Hebdo. Anche una sopravvissuta della tragedia – Giorgia Galassi – è stata bersaglio delle offese dell’utente medio dell’internet, a causa di una presunta scarsa riconoscenza verso i soccorritori e della foto di un regalo ricevuto, emblema dello scarso rispetto verso le vittime e i dispersi.

A causa di questa foto, la sopravvissuta s’è trovata vittima di uno shitstorm, incentrato sull’accusare la ragazza di scarsa gratitudine e d’egocentrismo (si veda nella foto proposta poc’anzi il commento dell’amica di Andy). Uno shitstorm probabilmente aumentato dall’odio di classe – che ormai si riverbera solo nella guerra tra poveri – nel vedere la vittima ricevere un regalo Swarovski.

Per la cronaca, dopo i vari articoli di denuncia (tra cui quello gettonatissimo di NextQuotidiano) sono arrivati anche i paladini della giustizia pronti a difendere la Galassi, con commenti di solidarietà.

Per evitare tutto ciò, sarebbe bastato impostare una privacy del proprio profilo più elevata.

O chiudere l’internet.

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*