Juncker contro l’inglese: dopo Brexit, “è una lingua in uscita”

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L’inglese è un linguaggio in uscita nell’Unione europea” ha affermato il presidente della Commissione Europea Jean Claude Juncker, passando al francese dopo aver cominciato in inglese il suo discorso al convegno organizzato dalla Commissione, ‘The European Pillar of Social Rights: Going forward together’“quindi dobbiamo abituarci al fatto che altri linguaggi ufficiali vengano utilizzati con la stessa intensità con cui usavamo prima l’inglese, quindi parlerò in francese e forse in tedesco”, ha continuato Juncker.

Dopo la Brexit infatti è nata anche la uestione della lingua inglese in seno all’UE, visto che solo la GranBretagna ha l’inglese come lingua ufficiale. Con l’uscita di Londra dal mercato unico europeo, decade ogni ragione politica di usare l’inglese per i brevetti europei e in generale come lingua di lavoro.

Ma la questione è puramente politica: l’Europa non rinuncerà certo all’inglese come lingua di mercato. La presa di posizione di Juncker, quindi, ha un significato soprattutto simbolico, e per alcuni aspetti abbastanza sterile, cioè puramente burocratico.

Infatti, precisa il presidente: “non parlerò però in lussemburghese”, proprio perché questa lingua, da regolamento, non fa parte delle 24 lingue ufficiali dell’Unione Europea.

La questione fu sollevata per prima da Maria Hübner, presidente della commissione Affari costituzionali del Parlamento di Strasburgo, che ha ricordato il regolamento n. 1 del 1958, che stabilisce il regime linguistico della comunità economica europea.

Ogni Paese sceglie una sola lingua al momento dell’adesione e visto che gli irlandesi hanno scelto il gaelico e i maltesi il maltese, il Regno Unito è l’unico che ha notificato l’inglese e quindi senza Gran Bretagna non abbiamo l’inglese”, ha spiegato Maria Hübner.

Ovviamente questo è solo uno dei tanti dettagli che andranno chiariti in una manovra colossale come la Brexit, senza contare che “Naturalmente il regolamento si può cambiare, con un consenso all’unanimità del Consiglio”, ha precisato Hübner.

In effetti appare molto improbabile che l’inglese possa essere eliminato dal mercato europeo. Per ovvie ragioni pratiche, ma anche perché, a prescindere dalla presenza o meno di Sua Maestà in Europa, il trattato di Lisbona (e non solo) è scritto anche in inglese: cioè la lingua fa parte della stessa costituzione europea. Soprattutto, la cosa trova voci contrarie presso quei paesi che hanno scelto la propria lingua locale come lingua ufficiale del mercato unico, proprio perché la presenza della Gran Bretagna gli permetteva queste velleità nazionalistiche.

È il caso dell’Irlanda, dove ben pochi parlano, scrivono e leggono correntemente il gaelico. La rappresentanza irlandese della Commissione europea ha infatti pubblicato una nota in cui cerca di frenare l’entusiasmo di chi, come Francia e Germania, ma anche Spagna e Italia, senza contare movimenti come gli esperantisti, vede aprirsi maggiore spazio per una rappresentanza linguistica: “ogni cambiamento al regime linguistico dell’Ue è soggetto al voto all’unanimità del Consiglio”. Nessuno tocca l’inglese senza il consenso unanime di tutti gli Stati membri.

 

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