Come il bracconaggio finanzia i gruppi terroristici

Condividici

Il bracconaggio e il mercato illegale di avorio e corni di rinceronte rappresentano uno degli affari criminali più lucrativi del mondo, dopo il traffico di droga e la tratta di esseri umani. Sul numero di febbraio de L’Opinabile pubblichiamo un approfondimento di Marco Simoncelli, per la rubrica Il Muzungu, sul fenomeno della caccia illegale e sulle possibili soluzioni.

Alla grande rete criminale del bracconaggio partecipano e traggono profitto anche i principali gruppi terroristici e ribelli del continente. Molti gruppi armati si dedicano a questo commercio perché rapimenti e altre attività illecite utilizzate per il loro sostentamento non rendono più come in passato. Queste organizzazioni portano avanti il traffico in vari modi: depredando direttamente con incursioni nei parchi, rifornendosi da altri gruppi armati o facendo pagare il pedaggio ai bracconieri che devono passare nei territori sotto il loro controllo.

Fra i numerosi gruppi terroristici meritano una menzione i famosi estremisti islamici nigeriani di Boko Haram, che da qualche tempo hanno iniziato a compiere incursioni nel parco nazionale di Waza, nel nord del Camerun, e in quello di Boubandjida vicino alle frontiere con Nigeria e Ciad, uccidendo molti elefanti per finanziarsi con il traffico di avorio. Secondo un dossier pubblicato dal quotidiano di Bruxelles La Libre Belgique, il gruppo avrebbe creato un nuovo giro di affari attorno al traffico di zanne, ma anche di organi e artigli di leone (molto richiesti nei rituali e nelle pratiche di magia africani). Boko Haram utilizzerebbe per lo più intermediari della zona che spesso aderiscono alla setta. Secondo alcune fonti ci sarebbero interi villaggi “affiliati” e “specializzati” nel bracconaggio dei pachidermi.

Alcuni terroristi del gruppo Boko Haram

I Boko Haram permettono inoltre a un’altra milizia, i Janjawid provenienti dal Sudan (tristemente celebri nel conflitto in Darfur, di attraversare la regione per entrare nei parchi e compiere massacri (già nel 2013 i janjawid avevano compiuto un raid nel parco di Boubandjida , sempre in Camerun, uccidendo 300 elefanti con i loro kalashnikov).

L’oro bianco, secondo La Libre Belgique, transiterebbe dal porto di Douala verso l’Europa, principalmente in Belgio, oppure in direzione Taiwan, nascosto nei carichi provenienti da industrie minerarie e forestali in mano a società cinesi. Un’altra grossa fetta di oro bianco andrebbe invece in Sudan e prende la via marittima probabilmente a Port Sudan fino a destinazione, l’Asia.

Anche il gruppo ribelle Lra, Esercito di resistenza del Signore, benché indebolito, è  da tempo coinvolto nel bracconaggio e nel commercio illegale di avorio, che è divenuta la sua principale fonte di guadagno, come confermato da un rapporto pubblicato recentemente dall’organizzazione americana Enough Project e da un’inchiesta del National Geographic che ha acceso i riflettori sulla vicenda nel 2015. Proprio per riuscire a sopravvivere in latitanza, ha dunque iniziato a concentrarsi sul traffico di oro bianco. Secondo le inchieste i miliziani agiscono per lo più nel parco nazionale di Garamba in R.d.Congo in cui gli elefanti sarebbero ormai ridotti ad un migliaio dai 20 mila degli anni ottanta. Le zanne vengono vendute ad intermediari sudanesi, e poi a commercianti cinesi, che in Sudan di certo abbondano.

E questi sono solo alcuni esempi di legame tra gruppi terroristici e bracconaggio, perché si potrebbe parlare dei traffici dei gruppi ribelli presenti nella Regione del Nord Kivu in R.d.Congo, dei danni alla fauna compiuti nella guerra in corso in Sud Sudan, oppure di come anche gli Al-Shabaab in Somalia (uno dei principali punti di partenza della merci illegali verso l’Asia) sono protagonisti in questo traffico. Tutto questo comunque rende già l’idea.

Marco Simoncelli

immagine: AnimalAmnesty

 

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*