Foucault contro Trump: il “teach-in” degli antropologi statunitensi

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Molti gruppi di antropologi, studiosi e scrittori hanno organizzato un “teach-in”, cioè un sit-in didattico in cui si leggerà il filosofo francese Michel Foucault, per questo Venerdì, giorno in cui Donald J. Trump si insedierà come presidente degli Stati Uniti.

Si tratta di iniziative in cui le persone – contemporaneamente ad altre città in tutto il paese connesse via internet – potranno leggere e discutere una conferenza presentata da Michel Foucault nel suo ultimo periodo, conferenza facente parte di una serie pronunciata al Collège de France. Le lezioni sono state pubblicate in un libro, negli Stati Uniti, intitolato “Society must be protected”.

L’idea del teach-in è sostenuta non solo dagli studiosi che hanno organizzato gli eventi, ma anche dal popolare blog di antropologia Savage Minds e le riviste American AnthropologistAmerican EthnologistCultural Anthropology e Environment and Society.

“Abbiamo scelto questo testo perché ha una vera e propria ampiezza di idee che possono essere utilizzate per analizzare la disuguaglianza e la violenza nello stato-nazione odierno. Anche se non è certamente l’unico, e forse neanche il migliore testo che potrebbe essere utilizzato per una tale iniziativa, il testo di Foucault presenta moltissime idee che sembrano ancora molto originali, valide e anche provocatorie oltre 40 anni dopo. Se dovessimo scegliere una citazione che ci sfida a pensare a come concettualizzare il rapporto dello Stato moderno con le persone e le popolazioni, potrebbe essere dove Foucault riflette sulla natura paradossale del regime di biopotere, che uccide, o lascia morire, per migliorare la vita, e conclude che è attraverso la pratica di divisione razziale che lo Stato attua i suoi tentativi di quadratura del cerchio: “non sto certamente dicendo che il razzismo è stato inventato oggi: era già stato in vigore per un tempo molto lungo, ma penso che abbia funzionato in altro modo. È infatti l’emergere di questo biopotere che si inscrive nei meccanismi dello Stato. È in questo momento che il razzismo è inscritto davvero come  meccanismo di base di potere esercitato negli Stati moderni”

Per approfondire sulle basi razziali del sistema elettorale statunitense, scarica il numero di Gennaio de L’Opinabile cliccando qui.

Michel Foucault

“Questa conferenza ci sembra molto utile per riflettere al seguente punto: esige che consideriamo allo stesso tempo l’interazione del potere sovrano, la disciplina, la biopolitica e i concetti di sicurezza e di razza. Alla luce dell’attuale situazione socio-politica, in cui la conseguenza all’attivismo antirazzista è stata quella di perpetuare più apertamente il razzismo come discorso politico, abbiamo bisogno di ricordare e ripensare il ruolo del razzismo come centrale, piuttosto che accessorio rispetto le attività politiche ed economiche dello stato”, hanno scritto in un post sul blog Savage Minds i due studiosi che hanno organizzato la manifestazione, Paige West, professore di Antropologia a Claire Tow, al Barnard College e alla Columbia University, e JC Salyer, “term professor” alle pratiche di Barnard.

Nella loro articolo, si sottolinea come dopo le elezioni molti studiosi abbiano cominciato ad affermare che è tempo per gli intellettuali statunitensi di cambiare modo di agire e interagire con il pubblico. L’idea, che West e Salyer rifiutano, è che “gli studiosi hanno bisogno di cambiare in qualche modo ciò che stanno facendo, e come lo stanno facendo, al fine di affrontare questa apparentemente nuova realtà politica in gli Stati Uniti”.

“Mentre quest’ultimo punto è stato sollevato da numerosi studiosi e attivisti che scrivono e riflettono sulle problematiche di razza, classe, sessualità e più in generale di disuguaglianza – con argomenti chiari e convincenti su come questa non sia una realtà politica ‘nuova’ ma piuttosto una sorta di culmine contemporaneo e di ri-radicalizzazione delle strutture di potere e di oppressione che sono alla base di tutto l’assetto politico statunitense (Cfr il numero di Gennaio de L’Opinabile) – la prima parte della discussione è stata accettata senza molte critiche. Abbiamo bisogno di cambiare ciò che facciamo e come lo facciamo? non necessariamente.”

Infatti, proseguono gli antropologi: “Ci preoccupa il fatto che concentrandoci sul bisogno di cambiare ciò che stiamo facendo e come lo stiamo facendo, si possa perdere di vista ciò che già facciamo davvero bene: lavoriamo per capire il mondo attraverso la ricerca, l’insegnamento, la scrittura e la lettura. Produciamo cioè conoscenza che permette ad altri di comprendere il mondo e di lavorare per cambiarlo”. Gli studiosi si impegnano in lettura e conseguente discussione per tutto il tempo che durerà l’insediamento, il che, hanno detto, “è un buon modo per rispondere alla prima edizione Trump”.

Il PDF del capitolo di Foucault, tradotto in inglese, che sarà letto oggi pomeriggio, è disponibile qui.

Intanto, però, cominciano a circolare le foto della folla che aspetta il nuovo presidente davanti la Casa Bianca: come nota il sito Someecard, si vede molta, ma molta meno gente rispetto a 4 anni fa, quando a insediarsi era Obama. E così, mentre la partecipazione del popolo sembra calare inesorabilmente, senza nulla togliere all’importanza di un “teach-in” come arma contro la volgarità e l’ignoranza di Trump, si ha comunque la sensazione che il tentativo di creare un ponte tra “scholars” (intellettuali, studiosi) e “people”, il popolo, sia già fallito.

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