L'”Effetto Matilda”, i nobel negati e i furti di genere delle scoperte scientifiche.

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Sapreste indicare più di 5 scienziate italiane, di qualsiasi epoca, famose per le loro scoperte? E scienziate straniere?

Se ne conoscono molto poche, almeno a un livello non specialistico. È vero che per le donne fino a meno di un secolo fa l’accesso ai più alti livelli della ricerca era praticamente sbarrato, ma questo non vuol dire che non ve ne siano state. Anzi, nonostante la difficoltà con cui le donne potevano avere accesso al sapere scientifico in passato, questo  non ha impedito loro di conseguire grandi risultati. Basti pensare al premio Nobel Barbara McClintock, o le matematiche Maria Gaetana Agnesi, Emmy Noether e Sophie Germain, o come Rosa Luxemburg, la cui fama politica tende a oscurare l’importanza dei suoi scritti economici. E poi, in casa: Rita Levi-Montalcini, Margherita Hack, Maria Montessori.

Ma questi sono tutti casi abbastanza recenti, e, quelli più lontani nel tempo, anche abbastanza rari. Non c’è bisogno di dimostrare quanto il mondo della ricerca, specie quello della ricerca scientifica, sia chiuso alle donne. Tanto da arrivare al plagio e al furto scientifico, uno dei crimini più gravi di cui un ricercatore possa macchiarsi.

Esatto: sono molti i casi nella storia in cui le scoperte fatte da parte di donne siano state attribuite, o addirittura scippate, da colleghi uomini. Nei paesi anglosassoni lo chiamano “effetto Matilda”, nozione inventata negli anni ’90 dalla storica della scienza Margaret W. Rossiter per descrivere il lavoro misconosciuto di molte ricercatrici i cui studi sono stati attribuiti a colleghi uomini non a causa della scarsa qualità scientifica del loro lavoro, ma per motivi di genere. Rientrano nella definizione anche quei casi, molto più numerosi, in cui è la stessa donna, per pressioni esterne o interne, a decidere di nascondersi dietro uno pseudonimo maschile, essenzialmente per essere presa sul serio, per non subire cioè pregiudizi di genere, specie nel mondo delle scienze esatte.

Il nome “Matilda” fa riferimento a Matilda Joslyn Gage, attivista americana per i diritti delle donne che per prima osservò e descrisse il fenomeno nel XIX secolo.

Gli esempi di “Effetto Matilda” sono innumerevoli: il primo di cui si ha notizia è quello di Trotula de Ruggiero delle Mulieres Salernitanae che, nel XII secolo, scrisse opere di medicina che vennero attribuite ad un fantomatico medico “Trottus” nelle trascrizioni successive alla sua morte.

Un altro esempio è quello di Nettie Stevens, la prima scienziata a osservare e a descrivere le differenze nei cromosomi dei gameti negli uomini e nelle donne, le cui scoperte valsero il Nobel a… Sir Thomas Hunt Morgan.

Altri casi di premi Nobel scippati o negati riguardano Lise Meitner, Rosalynd Franklin, Chien Shung Wu, Annie Cannon, Jocelyn Bell Burnell… e molte altre.

Per approfondire, vi consigliamo la lettura di: Sara Sesti e Liliana Moro, Scienziate nel tempo. 75 biografie.

(Foto: Matilda Joslyn Gage)

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