Quattro terremoti in tre ore. I sismologi: “mai vista una serie simile”

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Non si è mai vista una serie di terremoti succedersi con queste modalità: la successione di quattro sismi di magnitudo superiore a 5 nell’arco di poche ore “è un fenomeno nuovo nella storia recente per le modalità con le quali si è manifestato”. Lo ha detto all’Ansa il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Sono state infatti più di 100 le scosse registrate da questa mattina nell’Aquilano dalla rete sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

Questo il dato più preoccupante delle scosse di oggi, tre delle quali verificatesi nell’arco di un’ora, tutte di magnitudo superiore a 5 e legate alla sequenza del 24 agosto 2016.

Il primo e il secondo, rispettivamente di magnitudo 5,1 e 5,5, sono stati registrati dalla rete sismica nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) alle 10:25 e alle 11:14 nell’area di Monterale. Il terzo, di magnitudo 5,3, è avvenuto alle 11:25 dieci chilometri a Sud, nella zona di Capitignano.

“Che tre terremoti avvengano a così breve distanza non è un evento eccezionale”, ha osservato la sismologa Paola Montone, dell’Ingv. Anche il 30 ottobre scorso erano avvenute due scosse di magnitudo superiore a 4.0 a distanza di pochi minuti dalla prima scossa di magnitudo 6,1.  Un quarto terremoto, di magnitudo 5,1, è stato registrato alle 14:34 sempre nell’Aquilano. Il terremoto è avvenuto alla profondità di 10 chilometri, con epicentro 3 chilometri dal comune di Barete e a 5 chilometri dai comuni di Pizzoli, Cagnano Amitero e Capitignano.

Per Alessandro Amato “a questo punto è improprio descrivere quanto sta accadendo come un effetto domino”. Nel caso del domino, infatti, l’orientamento in cui cadono le tessere suggerisce un’univa direzione, uguale per tutte e nella quale tutte sono coinvolte. Considerando la sequenza iniziata il 24 agosto, invece, si nota che “i terremoti non si sono spostati tutti a Nord o a Sud, ma che si sono mossi a macchia di leopardo, e che alcune zone non si sono mosse”. Si potrebbe parlare piuttosto, secondo Amato, di “attivazione frammentata”, nella quale quale la stessa faglia si rompe un po’ alla volta. Nel caso dei terremoti di oggi questo va, naturalmente, verificato: al momento non è che un’ipotesi

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