Disertori – #Techno Mattel

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L’Opinabile – Rivista di critica in formazione

#Questa è un’opera di fantasia.
#Ogni riferimento a persone esistenti # animali da cortile e stalla # affinità con persone vive o morte o a fatti realmente accaduti # è puramente reale.

#Nel corso di tutta quella settimana, il pensiero fisso di dover partecipare a quel vernissage mi aveva angustiato. #Mi veniva ricordato con zelo, da quella società equivoca di habitué da galleria che come avventori di nuove proposte creative, frequentavano il mio ufficio.
#La preparazione e la descrizione dei fatti antecedenti l’arrivo nello spazio espositivo è essenziale. Bisogna arrivare trafelati ma composti, su di giri ma discreti. L’unico pensiero ed obiettivo è quello di rendere partecipe l’interlocutore della capacità funambolica alla Louis de Funès di partecipare ubiquamente ed “eco-equamente” al fittissimo calendario artistico espositivo di questa città.
Per arrivare nel techno-convento sconsacrato in via del Monte della Farina acceleravo il già acrobatico passo, sui san pietrini lucidi d’umidità. Lo stato tensorio che mi scorreva internamente era direttamente proporzionale alla carica emotiva e alla trazione viscerale che mi era stata descritta dai precedenti cultori di tali eventi, come l’essenza dell’opera che mi accingevo ad osservare e ad ammirare fanaticamente.
#Mi attendeva un tragitto breve prima di entrare in quella che poteva essere considerata la “neo liturgica art location”. Affastellate ed affastellati lungo la strada: piccole fondazioni di arte contemporanea bianche e deserte, bookshop bianchi e deserti, stanze bianche e deserte con individui seduti all’interno, stanze bianche e deserte senza individui seduti all’interno. Criptiche manifestazioni di un tessuto socio urbano che voleva disperatamente esprimere il proprio esistenzialismo cosmopolita.
#Oltrepassando una foschia, forse immaginaria, iniziavo ad intravedere la folla di profananti.
#Una ragazza si rotolava languidamente sul cofano di un’utilitaria, lucidandone la carrozzeria con il suo cappotto di cammello oltre misura. Bicchiere di plastica trasparente da cocktail in mano, mordeva la cannuccia succhiando il liquame alcolico rimasto, trito di disaccaride e brandelli di frutta.

#Eccomi entrare, con un saltello in punta di piede nel bianco che mi divora accecandomi.
#Una mano enorme addentellata mi agguanta la spalla. E’ Rudy Zapruder, storico delle arti applicate negli anni duemila.
#“Ei! Lei è Aisha Folignate, torna da una missione artistica alla Fondazione Piede di Porco a Brembania. Ha fatto un pazzesco mantra reading assieme ad un gregge di pecore che belano con dei microfoni ad archetto in un tunnel di led.

[…] Continua a leggere l’articolo gratuitamente sul numero di Gennaio 2017

DI CARLOTTA GIAUNA

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