CalcioMercanti – Il Milan, i Cinesi e un never-ending closing

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L’Opinabile – Rivista di critica in formazione

Tutti conoscono il Milan. Tutti conoscono i cinesi. Ma nessuno, ad oggi, conosce quelli che vogliono acquistare il Milan. Chi sono questi cinesi? Di un quesito che probabilmente presto verrà risolto ma che, dopo mesi,non pare interessare nessuno.

Il Milan. Tutti conoscono il Milan, anche chi non segue il giuoco del pallone. E’ dal febbraio del 1986 la squadra di proprietà di Silvio Berlusconi. Ed è la squadra che ha vinto 29 trofei negli ultimi 30 anni (gli anni con l’ex Cavaliere alla guida): 8 scudetti, 7 supercoppe italiane [1], 5 Champions League, 5 supercoppe europee, 3 tra coppe intercontinentali e mondiali per club, 1 Coppa Italia. Sappiamo praticamente a memoria il palmares rossonero, dopo le copiose celebrazioni per i 30 anni di presidenza Berlusconi: ne hanno scritto in abbondanza e ne hanno fatto copiosi servizi televisivi. D’altra parte, nonostante i vari problemi più o meno noti legati ad una possibile cessione di Mediaset a Vivendi (e anche quella è una situazione quantomeno travagliata, di attualità e in costante fieri), Berlusconi continua a possedere qualche mezzo di comunicazione e, più in assoluto, l’ex Premier rimane un personaggio di primo piano del Bel Paese (rimanendo, secondo i calcoli di ‘Forbes’  la quinta persona più ricca d’Italia, con un patrimonio familiare da oltre sei miliardi di euro).

I Cinesi. Tutti conoscono i Cinesi, anche chi non segue il giuoco del pallone. Tutti sanno che sono il popolo più vasto del pianeta. Soltanto in Cina sono 1,375 miliardi, ma nonostante l’abbondante capitale umano non sono mai riusciti ad emergere nel giuoco del pallone (dove di uomini – o di donne, ovviamente [2] – ne servono soltanto undici):  nella Fifa dal 1931, la Cina occupa attualmente il posto numero 83 del ranking mondiale, con una sola partecipazione alla Coppa del Mondo (nel 2002).

La situazione sembra destinata a cambiare a partire dagli anni ’10 del nuovo millennio: le compagini della Chinese Super League iniziano ad investire cifre ingenti per calciatori (in realtà, come potete vedere da voi, i massivi flussi di denaro sono iniziati solo nel 2015) e tecnici stranieri (citiamo Marcello Lippi, che ha portato nel 2013 il Guangzhou Evergrande a vincere la Champions League asiatica, seconda squadra cinese nella storia ad ottenere questo titolo) e a cavallo tra il 2015 e il 2016 il governo cinese stila un piano in 50 punti per

riformare il mondo del calcio,  con un obiettivo a lungo termine ben chiaro, che porterebbe alla “realizzazione del complessivo sviluppo del calcio cinese. Il calcio cinese diventerà uno sport universalmente apprezzato dalle masse. Nell’intera società verrà introdotta una salutare cultura calcistica. L’organizzazione del campionato e il livello della competizione raggiungerà l’avanguardia globale. Sarà fatto un tentativo per ospitare la Coppa del Mondo maschile. Sarà incrementata in maniera significativa la competitività internazionale al fine di raggiungere i posti più alti del raking mondiale”.

E così, oltre ad acquisti a cifre fuori dal mercato (vedi sempre i succitati dati raccolti da tranfermarkt) per la CSL, i gruppi imprenditoriali decidono di entrare come protagonisti nel calcio estero (europeo),  accaparrandosi diritti televisivi per cifre abbastanza importanti [http://www.dailymail.co.uk/sport/football/article-4030320/Huge-564m-Chinese-TV-deal-raises-fear-Premier-League-Big-Six-split.html] e acquistando intere società: è necessario apprendere il giuoco del pallone da chi lo gioca con successo da ormai oltre un secolo, se lo si vuole replicare con buoni risultati.

[…] Continua a leggere l’articolo gratuitamente sul numero di Gennaio 2017

DI ROCCO DI VINCENZO

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